Mi sveglio sempre al mio orario eoliano tra le 5 e le 6. Ho scritto, come facevo a casa a Filicudi, non ho davanti la distesa infinita del mare, l’urgenza di scrivere invece è la stessa.
Ho iniziato in realtà a scrivere dall’aliscafo diretto a Palermo e poi ancora sul volo di ritorno. Incredula per quanto sono riuscita a fare in questi giorni, felicissima (prima volta che utilizzo questo aggettivo per me stessa!) di riabbracciare mio marito e le mie figlie stupende, tanto emozionata di prendere in mano la mia vita e di celebrare il mio posto nel mondo.
Il retreat non può essere raccontato, nè a parole e nemmeno con la scrittura.
Il retreat va vissuto; it’s simple not easy.
Sei tu il tuo compagno di viaggio, senza inganni, senza condizionamenti. Il viaggio in se stessi è sorprendente e faticoso; un viaggio di scoperta, perdono, accettazione, co(no)scienza di sè.

L’amore, la forza, la consapevolezza, la potenza, la verità con cui ci hai guidato e protette (noi, le tue ragazze… “my girls”) sono una carezza sull’anima che non finisce.
Mi hai insegnato a non avere paura di me, a essere come sono, mettendo da parte quell’affanno di piacere a tutti a ogni costo e poi a splendere, fiera e valorosa.

I tuoi occhi, Eli, arrivano dritti all’anima; accade in uno spazio che è infinito e attimo nello stesso momento. Il tuo sguardo è nell’amore e nella verità, senza giudizio alcuno; delicato come un fiore che si posa sulla superficie dell’acqua, consapevole e sicuro come l’infrangersi costante delle onde sulla costa.

Ho fatto tesoro di ogni tua parola, soprattutto delle verità più scomode che per anni ho sapientemente evitato e messo a tacere….e alla fine avevo messo a tacere solo me stessa, diventando un’altra persona in cui sapevo di non riconoscermi e nel tentativo maldestro e disperato di recitare quel ruolo brancolavo tra le macerie di me stessa.

Non arredo più il divano Eli; rispondo “grazie” quando Giorgio mi dice che sono bella e se mi dimentico di farlo e riaffiora un vecchio automatismo stridente “ma no, dai, non credo”, gli chiedo di ripetere e così posso dire il mio pieno “grazie”. Non sono una bambina e non sono la bambina offesa dei miei genitori, sono una donna!

Restituisci al mondo delle donne migliori, che hanno imparato a camminare a testa alta e spalle dritte e custodiscono quella scintilla che tu sola sai accendere.
Come sai bene, non hai salvato solo me, hai salvato la mia famiglia.

Con tutto il mio bene,
Elisabetta