“Non è la vita, ma il coraggio che ci metti”, diceva Yogi Bhajan.

Ci sono momenti in cui bisogna prendere posizione. E questo momento storico è uno di questi.

Momenti sociali e politici in cui il mio bell’orticello non basta, in cui mi devo prendere la responsabilità di metterci la faccia, senza paura, e senza pensare troppo alle conseguenze sulla mia persona, ma pensare al mio contributo al futuro e ai più piccoli.

Momenti in cui il benessere collettivo, dei tanti abitanti del MONDO, e non solo della mia famiglia, comunità, stato nazione (volutamente scritto in minuscolo, perché non ci credo, così come non credo ai confini), devono essere una mia priorità.

Ci sono molti modi di lavorare a questo: pregando, meditando, educando, ma ci sono momenti in cui bisogna scendere in strada a faccia scoperta.

La prima volta che mi è capitato, avevo 14 anni e la mafia aveva fatto saltare in aria Giovanni Falcone, la moglie, la scorta, 3 macchine e pure un’autostrada. E mentre a scuola e a casa continuavano a dirci che la mafia non esisteva, io ricordo di essere scesa in strada, fra le lacrime mie e dei miei coetanei (e non solo), compreso Pif (La mafia uccide solo d’estate è un ottimo film, e lui è mio coetaneo), urlando a chi era affacciato alla finestra di scendere in strada. Che noi non lo volevamo un futuro così, non volevamo avere paura della mafia.

Molte poche cose sono cambiate, in effetti. Molti miei coetanei hanno abbassato il collo a quello che i tentacoli di cosa nostra garantivano loro: un pezzo di pane e un mignolo da baciare.

La vita degli schiavi, insomma.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, faceva dire al Principe del Gattopardo Tomasi di Lampedusa. (Grande libro, rileggetelo, se siete convinti di averlo compreso alle medie).

Oggi le destre stanno avendo la meglio in tutto il mondo, ma al di là della retorica destra/sinistra, quello che mi importa scrivere è che dobbiamo reagire al pericolo del fascismo, molto concreto, in tutta Europa e non solo.

Ieri ho visto una manifestazione grandiosa antifa qui a Berlino, e un film famosissimo – L’Odio – mentre gli Asian Dub Foundation suonavano dal vivo. Mi sono sentita in un momento corale, di realizzazione che dobbiamo tutti reagire fortissimo. Mi sono sentita circondata da moltissime persone che come me sono apertamente antifasciste.

E martedì andrò a vedere i K.I.Z. la mia band rap preferita, impegnati in un mucchio di concerti antifascisti ogni settimana per reagire a delle manifestazioni di neonazi qui in Germania.

Siamo tutti chiamati ad essere degli attivisti. Senza paura.

Perché come intellettuali, il rischio è quello di sentirci a posto commentando dei post sui social o chiacchierando fra di noi. Come persone spirituali ci sentiamo ok nel silenzio della neutralità, della nostra pratica personale. Non è così.

Pensiamo ai partigiani, i giovani intellettuali tedeschi antinazisti come Dora Fabian, agli insegnamenti di Guru Gobind, dalla tradizione yogica che seguo.

Guru Gobind, diventò il 10° e ultimo Guru dei Sikh a soli 9 anni. Suo padre, Teg Bahadur, dovette sacrificare la testa ai Moghul, che gli chiesero – in cambio della pace – la testa del più saggio Sikh: fu proprio Guru Gobind, a soli 9 anni, a dire al padre che era proprio la sua testa a dover essere sacrificata.

Fu l’ultimo Guru dei Sikh perché eliminò la guruship, che stava diventando una mera carica spirituale/politica (vi ricorda qualcosa?). Compose Jai Te Gung, un poema che è un’ode alla spada: quando le buone maniere non bastano, ci vuole la spada per ristabilire il Dharma.

 

Khag khand bihandang khal dal khandang at ran mandang bar bandang
Bhujdandh akhandhang tej prachandhang jot amandhang bhaan prabhang
Sukh santaa karnang durmat darnang kilbikh harnang as sarnang
Jai jai jag kaaran srist ubaaran mam pratipaaran jai taygang

*

The sword breaks through and cuts down the demons of the mind and body.
This beautiful and powerful weapon adorns the battlefield of life. It is as an extension of the arm, unbreakable, terribly fast, it’s awesome splendor overshadows even the sun.
It protects the peace and happiness of the saints and destroys any powerful negative energy. It has erased the negativity and guilt that I carry. I seek its refuge.
Praise, praise be to the great doer of the world, savior of the creation, my great protector, praise be to the sword!

https://www.youtube.com/watch?v=MGB8p8XTbgM

Ci fu un momento in cui Guru Gobind chiamò chi lo seguiva ad offrire la propria testa. Solo cinque persone si fecero avanti. Uno ad uno, nonostante la spada insanguinata, si offrirono, su mille. Alla fine uscirono tutti dalla cortina insieme a Guru Gobind: nessuno era stata davvero sacrificato, ma il valore e il coraggio erano stati testati.

Per questo il Kirpan, una delle 5 K dei Sikh, ovvero un pugnale simbolico da portare sempre con sé.

(Recupero la spiegazione da una mail che mandai a mio padre il 14 marzo 2011):

Ciao Papà,
ti mando la spiegazione del pugnale che ti ho portato, è molto sacro e bello, come te.
Ti amo
Il kirpan, o pugnale, come Guru Gobind Singh ha spiegato Bahadur Shah (imperatore Mughul) è un simbolo di dignità, di potere e di rispetto di sé. Non è solo una “spada, ma una combinazione di “Kirpa (gentilezza) e Aan (dignità). Guru Gobind Singh ha detto che mentre la spada viene utilizzata nella rabbia o nella vendetta, il kirpan viene indossato con grazia e dignità per tutelare l’onore di se stessi o di coloro che non possono proteggersi.
Come simbolo, ispira il rispetto per le armi e il più alto senso di responsabilità verso Dio, il Guru (il maestro interiore) e l’umanitàIl Sikh è un santo / guerriero di Dio, e la sua spada viene utilizzata solo come ultima risorsa, quando sono stati esauriti tutti gli altri sforzi per raggiungere la pace e la giustizia. Per prima cosa è un santo, ma quando la santità di uno viene attaccata, bisogna essere un guerrieroIn genere, in situazioni in cui è illegale portare una spada può portare un piccolo kirpan simbolico.

 

Ci sono momenti in cui non si può più essere neutrali.

In cui bisogna manifestare apertamente il nostro dissenso e disobbedienza.

Da che parte stiamo.

E se pure è vero che la dualità non esiste, è vero che abbiamo due gambe, due lati, due braccia…chiaro?

Stiamo con i piedi per terra. Stiamo nella realtà, che è dove agiamo. Non pensiamo alla micro realtà, ma alla big picture.

 

Ho lanciato l’hastag #apertamenteantifascisti, usatelo pure.

 

 

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