Questo è lo svolgimento di un’espressione al 4° anno di liceo. Ci ho messo tutta l’ora per farlo, perché non volevo consegnare prima ed essere convinta dalla prof. che ce la potevo fare.

Certo che ce la POTEVO, fare, ma IO NON CE LA VOLEVO FARE.

Al suono della campana, ultima ora, ho consegnato il mio foglio insieme agli altri, ed insieme agli altri sono sciamata fuori. Senza alcun senso di colpa.

Perché per me non aveva nessun senso imparare a fare le espressioni. A cosa mi sarebbe servito nella vita? Assolutamente a niente, infatti non l’ho fatta, né questa né altre.

E a dire il vero, non s’è mai presentata una volta nella vita in cui ho dovuto pensare: eh cavoli, se avessi imparato a fare le espressioni! Mi sarebbe stato più utile saper usare il trapano, un circuito elettrico, cambiare una ruota ad un tir.

La prof. di matematica, quando riportò i compiti, mi chiamò. Mi offrì la soluzione e me la fece copiare alla lavagna, perché non voleva mettermi l’insufficienza: credo abbia riso molto a casa e che nella sua lunga carriera non le sia mai capitato. Purtroppo andò in pensione e dopo di lei arrivò un’altra prof. che pretendeva io mi occupassi di queste cose, così lei entrava in classe, ed io uscivo.

Mi minacciò di mettermi il 3 in pagella all’ultimo anno del liceo (giustamente) e io accettai. Lei entrava in classe, e io uscivo. Così come il prof. di filosofia. Mi interrogò su Kant. Io dissi che non mi piaceva e che non ero d’accordo su una virgola di quello che aveva scritto, e volevo motivarlo, ma il prof. si fece venire un coccolone, mi mise 3, e mi disse che la mia opinione su Kant non era richiesta. Io gli risposi che in questo caso non c’era motivo di interrogarmi mai più in filosofia.

“Bagnato ti faccio arrivare alla maturità con 3 in pagella in filosofia”. Faccia pure professore.

Non me ne fregava niente del voto. Almeno intellettualmente, sapevo quanto valevo. Pensavo molto a casa, avevo anche i miei bei cazzi per la testa visto che ero orfana, studiavo abbastanza e leggevo tutto quello che interessava a me. Leggevo km di carta stampata, vizio che ho ancora oggi (insieme a Spotify).

Così, mi sono diplomata con 52/60. Sono arrivata in ritardo agli esami. Non ci credevo a quella parata, certo che mi avrebbero promossa, ci mancherebbe. Malgrado tutto, ero brava a scuola. Non c’era modo di non esserlo.

Ma la media? Ma che me ne frega della media che mi mettono quelle persone mediocri? A cui non interessa l’opinione del futuro (uno studente) sul passato (Kant)?

Per il lavoro? Io non voglio fare i lavori per cui mi servono “i punteggi”. Il punteggio me lo metto io.

1° media, 11 anni, il prof. di francese di una scuola media in ogni senso, popolare e povera, entrò in classe esordendo (in francese, appunto): “Siti tutti canazzi i bancata”! (n.d.t. Siete tutti cani randagi!”). Io mi alzai e gli dissi “professore, moderi il linguaggio, che qui canazzi di bancata non ce n’è”.

Risultato: nota sul diario, accompagnata dai genitori quasi tutti i tre anni della scuola media. Anzi, dal genitore.

Risultato concreto e duraturo, ero l’eroina della scuola, degli ultimi, amici veri.

Giorno della laurea, media alta, che sinceramente non ricordo. La relatrice, che si era limitata a correggermi (male) le virgole delle tesi, mi rimproverò di non averla citata nei ringraziamenti. Le dissi, a 3 minuti dalla seduta: “professoressa, è di cattivo gusto ringraziare chi fa solo il proprio dovere”. Risultato: 108 su 110. Mentre tutti si indignavano, io ero felice perché 108 è un numero sacro!

Non me n’è mai fregato niente. Non vengo da una famiglia particolarmente ribelle, ma sono sempre stata fiera. Su tutto. Non mi interessa il potere, le persone di potere.

Non sono stata appoggiata da questo in famiglia, nè da nessuno: “Media Eli, sii diplomatica“.

NO.

IO SO QUELLO CHE VOGLIO.

E SO QUELLO CHE NON VOGLIO.

Mi interessa il mio potere personale, mi interessano i miei processi mentali. Mi interessa andare oltre, la big picture, cambiare idea e modo di fare le cose, anche di vivermi cose totalmente nuove, o meglio, in modo nuovo.

Non credo né ho mai creduto che nella vita posso ottenere “cose”, “ciò che mi serve” dalle persone. Le ottengo dall’Universo e dal mio lavoro. Le ottengo dalla profondità, dallo studio, dall’esperienza, dalla riflessione e dall’onestà rispetto a quello che sta DAVVERO succedendo.

Le ottengo dal disobbedire alle regole. Quelle che non capisco perché stanno là. Solo perché ci sono sempre state, io non sono tenuta a seguirle.

Perché? Perché devo fare una cosa che non voglio fare? A cui non credo?

Disobbedisci. Disobbedisci subito.

Non avere paura.

Guarda cosa sta succedendo in Italia.

Disobbedisci.

Subito.

C’E’ UN ALTRO MONDO PER CHI NON SI ACCONTENTA, C’E’ UN ALTRO MONDO PER CHI NON HA PAURA.

There’s a starman waiting in the sky
He’d like to come and meet us
But he thinks he’d blow our minds
There’s a starman waiting in the sky
He’s told us not to blow it
‘Cause he knows it’s all worthwhile
He told me:
Let the children lose it
Let the children use it
Let all the children boogie

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